Il monopolio di Google

1 maggio 2018 by nella categoria News 0 0
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Utilizzare Google, al fine di navigare sul web per trovare informazioni online, rimane il metodo preferito, e dai migliori risultati, dalla maggior parte delle persone.

Nonostante ciò sarebbe un errore considerare Google un monopolio anche guardando tutti i servizi che la stessa azienda offre, anche se la percezione potrebbe essere questa.
Tale percezione deriva dal fatto che ha il predominio nella zona più redditizia di Internet, la ricerca. E’qui che si creano i clienti, si indirizzano utenti verso l’acquisto di un determinato bene, verso la scelta di un servizio rispetto ad un altro.

La supremazia di Google non deriva da pratiche anticoncorrenziali, ma dall’offrire un prodotto comunque superiore agli altri motori di ricerca. In effetti, chiunque potrebbe scrivere un algoritmo al fine di creare un nuovissimo motore di ricerca, e poi pubblicizzarlo, migliorarlo e battere Google.

La storia è piena di esempi di questo tipo.
Infatti molte aziende, anche ben capitalizzate, hanno tentato di togliere lo scettro a Mr G.
Di recente il motore di ricerca BING, e più precisamente l’azienda che lo sviluppa, la Microsoft, sta cercando di soffiare quote di mercato, investendo notevoli somme di denaro in pubblicità.
Il problema rimane che Google, ad oggi, continua ad offrire un servizio migliore sulla ricerca.
A suo tempo, Google ha investito denaro per battere l’allora concorrenza esistente, con successo dal momento che in contemporanea ha sviluppato ed offerto una ricerca più precisa.

Google fa soldi dalle ricerche, con la vendita di inserzioni pubblicitarie (Adwords) visualizzate in base ai criteri di ricerca, quindi contestualizzate alla pagina ottenuta.
Così facendo incanala possibili clienti verso i siti internet degli inserzionisti, guadagnando denaro, e poiché l’algoritmo è ancora il migliore, quasi sicuramente chi ha cliccato è realmente interessato a quell’inserzione, poiché contestualizzata dalla keyword e dalla posizione geografica.

Se c’è monopolio in Google, è allora nella ricerca,.
Ad oggi Google, ha una quota di mercato vicina all’ 80% nelle ricerche, viene usato 14 miliardi di volte al mese, che in media sono circa 30 ricerche per persona.
Quale altro prodotto, in vendita nel mondo, ha un uso così intensivo?
In teoria, più di un monopolio, dovremmo parlare di una sudditanza autoindotta, poiché, in realtà, nessuno ci costringe ad usarlo, e per di più siamo liberi di switchare verso un altro prodotto senza nessun costo.
Ma, come sempre, la differenza la fa la qualità, cosa che sta svanendo in molti altri prodotti di oggi, essendo sostituita dal fattore risparmio.

Detto ciò, è quindi, da considerare l’importanza strategica  che ha un consulente SEO per un’azienda che opera su Internet.
Difatti, il posizionamento organico, ovverosia senza usufruire dell’advertising , è un’investimento strategico, a lungo termine, di notevole, se non fondamentale, importanza per qualunque sito/azienda.

Google investe i suoi proventi acquisendo altre imprese, compra e assorbe know-how, non elimina il suo nemico, ma lo prende sotto la sua ala protettrice, anche finanziandolo.
Bisogna dire che non tutte le ciambelle riescono col buco, vedi Google+ o Google Glass, operazioni disastrose per tentare di acquisire fette importanti di mercato del mondo social o del mercato della realtà virtuale.
Altre imprese acquisite, come Android, Chrome, GMail e YouTube , stanno monopolizzando il loro settore allo stesso modo della ricerca internet.
Con questi prodotti, Google è riuscito ad offrire qualità e coinvolgimento, che hanno portato alla fidelizzazione del cliente.
I proventi, provenienti dalle inserzioni, sono l’erba che ingrassa la grossa vacca Google, la quale nutre i suoi piccoli vitelli.
A loro volta essi crescono, però c’è chi diventa mucca e chi invece…

Un’altra minaccia, per Google, è Facebook, che è diventato dominante nei social media , e che sta acquisendo man mano fette di mercato nel campo dell’advertising online, sfruttando l’interesse morboso delle persone nei confronti dello stesso social.

Di fatto, il servizio offerto da Facebook tende sempre di più a trattenere il proprio cliente nell’ambito del recinto creato dalla stessa piattaforma.
Infatti, invoglia nel creare,dentro l’area del proprio social,tutto quanto può interessare, facendolo diventare un piccolo sito personale, un blog, mercatini di nuovo ed usato, finanche una sorta di e-commerce.

Così facendo, la mucca Google rischia di rimanere senza erba, in quanto nella campagna virtuale del mondo web, il più forte rischia di rimanere il ragno Facebook, sottraendo alimenti alla vecchia sovrana che rischia seriamente di essere spodestata.
Insieme ai suoi vitelli, che diventano terra di conquista o carne da macello.

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